
È qui che spesso nasce il problema.
Molti imprenditori iniziano a ragionare sul passaggio generazionale partendo da una domanda:
“Come posso trasferire le quote ai miei figli pagando meno imposte?”
Domanda legittima.
Ma incompleta.
Perché il Fisco non guarda solo l’atto notarile, la percentuale trasferita o la presenza formale dei figli nella compagine sociale.
Guarda anche un altro aspetto, molto più delicato:
chi decide davvero dentro l’azienda?
Se il fondatore trasferisce le partecipazioni, ma continua a mantenere poteri di veto, diritti particolari, controllo sulle scelte strategiche, gestione operativa o strumenti statutari che gli permettono di comandare ancora, il passaggio rischia di essere considerato solo apparente.
In altre parole:
non basta intestare le quote ai figli se poi le leve dell’impresa restano tutte in mano al padre o alla madre.
Il punto non è “uscire di scena” da un giorno all’altro.
Il punto è costruire un percorso ordinato, coerente e difendibile, in cui proprietà, governance, ruoli familiari e obiettivi aziendali siano allineati.
Perché il passaggio generazionale non è un semplice trasferimento patrimoniale.
È una scelta strategica che incide su:
– continuità dell’impresa
– equilibrio tra gli eredi
– protezione del patrimonio familiare
– fiscalità dell’operazione
– capacità dei successori di guidare davvero l’azienda
Ed è proprio qui che molte famiglie imprenditoriali rischiano di sottovalutare il problema.
La domanda da farsi non è solo:
“Posso trasferire le quote?”
Ma soprattutto:
Dopo il trasferimento, chi avrà davvero il controllo dell’impresa?
Perché nella pianificazione patrimoniale e fiscale, la forma conta.
Ma la sostanza conta di più.
Link Articolo
https://www.consulenza.it/Contenuti/News/news/10019/passaggio-generazionale-e-trasferimento-della
