E non è la trama di un film di Ridley Scott o delle Lana e Lilly Wachowski.
Da quest’anno l’Agenzia delle Entrate adotta un approccio diverso: meno controlli generalizzati e più analisi mirate, fondate sull’incrocio avanzato dei dati.
L’obiettivo non è colpire indiscriminatamente imprese e professionisti, ma individuare frodi strutturate e comportamenti realmente anomali.
L’intelligenza artificiale sarà impiegata in particolare per:
– intercettare frodi IVA complesse
– individuare crediti d’imposta indebiti, anche nelle successive cessioni
– ricostruire filiere costruite per rendere opachi i flussi finanziari
Non si tratta di un ritorno agli studi di settore né di strumenti presuntivi per “indovinare” quanto si sarebbe dovuto fatturare. Il focus è diverso: tracciabilità, coerenza e analisi dei dati.
Le banche dati vengono integrate per verificare che operazioni, documenti, crediti e movimenti finanziari siano coerenti tra loro.
Un aspetto fondamentale: più tecnologia non significa automaticamente più rischio.
Chi opera con metodo, ha una gestione ordinata e una documentazione solida parte da una posizione di maggiore tutela.
In un sistema sempre più data-driven, organizzazione e controllo interno non sono solo buone pratiche: sono la prima forma di protezione.
